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Le ultime news sui dottorati Unimi


Pubblicato su Gli Stati Generali per IDeal

Gli incentivi. Attualmente il Governo ha fatto uno sforzo nella direzione di garantire maggiori probabilità di un’occupazione stabile ai giovani attraverso la norma della Legge di bilancio che prevede incentivi, per quasi tre miliardi di euro in tre anni, alle aziende che assumono a tempo indeterminato giovani under 29 (under 35 il primo anno). Nell’ambito delle politiche per lo sviluppo occupazionale, gli incentivi da soli non bastano eppure sono, cionondimeno, essenziali. Tuttavia, se oltre all’occupazione si vuole al contempo incentivare i giovani a formarsi, si può facilmente ravvisare come un semplice limite d’età per accedere ai contributi, indipendente da qualsiasi considerazione rispetto agli anni di studi conseguiti, crei un discrimine poco ragionevole per chi ha deciso di investire molto del suo tempo a studiare. Questo è vero specialmente per chi intraprende un percorso di formazione terziario quale il Dottorato di ricerca, per il quale l’età media al conseguimento del titolo è di 33 anni (fonte: Almalaurea, 2015). […]

Il Dottorato di ricerca nella manovra da tre miliardi per i giovani


Una petizione per l’aumento della borsa di dottorato italiana, fra le più basse d’Europa. E’ quello rivolto al Ministro Valeria Fedeli dai dottorandi italiani, che giovedì 28 settembre alle ore 13, il giorno che precede la Notte dei Ricercatori, terranno una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, nella quale presenteranno le firme raccolte e spiegheranno le ragioni del loro appello e uno studio dei costi associati alla manovra. Il titolo dell’incontro è il seguente:

L’investimento in conoscenza paga i migliori dividendi: gli “scatti stipendiali” per i dottorandi italiani

“Quello che chiediamo è l’adeguamento nazionale della borsa di dottorato ai più alti importi europei.” dichiara Giulio Formenti, rappresentante dei dottorandi alla Statale di Milano, che prosegue “La ricerca in Italia è un settore strategico e l’investimento nell’alta formazione non può che essere uno degli obiettivi principali per la crescita del Paese. Il Dottorato di ricerca è il più alto grado di formazione accademica e ciononostante rimane uno dei percorsi meno conosciuti dalle realtà socio-produttive italiane, anche dalle più innovative: occorre valorizzarlo, a partire dalle borse oggi insufficienti a vivere e fare ricerca nelle grandi città italiane, dove si concentrano la stragrande maggioranza dei dottorandi italiani. Chiediamo che questa nostra istanza venga presa in seria considerazione già a partire dalla prima bozza della Legge di bilancio.”

L’appello, lanciato a fine luglio ha rapidamente raccolto le 4.000 firme di dottorandi da tutta Italia che saranno consegnate durante la conferenza stampa. Alla conferenza stampa hanno confermato la loro partecipazione: Paolo COVA (Deputato PD), Manuela GHIZZONI (Deputato PD), Chiara GRIBAUDO (Deputato PD), Francesco LAFORGIA (Capogruppo MDP alla Camera), Simona MALPEZZI (Deputato e Responsabile Scuola PD), Stefano MAULLU (Eurodeputato Forza Italia), Luigi MORGANO (Eurodeputato PD), Ettore ROSATO (Capogruppo PD alla Camera), Arturo SCOTTO (Deputato MDP), Francesco VERDUCCI (Deputato e Responsabile Università PD), Giorgio ZANIN (Deputato PD), rappresentanti del MIURrappresentanti degli studenti (UDU, CLDS, UNILAB, LINK) e rappresentanti delle associazioni di ricercatori (Tempesta dei Cervelli – network che comprende AIRI, Italiaunitaxlascienza e molte altre realtà).

Sempre nella stessa occasione verrà presentato un appello, firmato da 51 europarlamentari su 74, anch’esso a favore dell’aumento della borsa di dottorato. A partire dal primo firmatario, l’On. MORGANO Luigi, eurodeputati firmatari sono: ADINOLFI Isabella, AFFRONTE Marco, AGEA Laura, BEGHIN Tiziana, BENIFEI Brando, BIZZOTTO Mara, BONAFÈ Simona, BORGHEZIO Mario, BRIANO Renata, CAPUTO Nicola, CASTALDO Fabio Massimo, CHINNICI Caterina, CIOCCA Angelo, CIRIO Alberto, COMI Lara, CORRAO Ignazio, COSTA Silvia, COZZOLINO Andrea, DANTI Nicola, DE CASTRO Paolo, DE MONTE Isabella, EVI Eleonora, FERRARA Laura, FONTANA Lorenzo, FORENZA Eleonora, GASBARRA Enrico, GENTILE Elena, GIUFFRIDA Michela, KYENGE Cécile Kashetu, LA VIA Giovanni, MAULLU Stefano, MOSCA Alessia Maria, MUSSOLINI Alessandra, PAOLUCCI Massimo, PATRICIELLO Aldo, PEDICINI Piernicola, PICIERNO Giuseppina, PITTELLA Gianni, POGLIESE Salvatore Domenico, SALINI Massimiliano, SALVINI Matteo, SASSOLI David-Maria, SCHLEIN Elly, SERNAGIOTTO Remo, TAMBURRANO Dario, VALLI Marco, VIOTTI Daniele, ZANNI Marco, ZANONATO Flavio e ZOFFOLI Damiano.

Locandina 28 settembre 2017


Care Colleghe, Cari Colleghi,

venerdì scorso 26 maggio si è riunita per la prima volta la Consulta dei dottorandi. L’incontro della Consulta, la quale era uno dei punti dei punti del mio programma elettorale e ha richiesto quasi un anno e mezzo di lavoro, è stato per me un bellissimo momento di partecipazione attiva e democratica, per il quale vorrei pubblicamente ringraziare i nostri colleghi rappresentanti eletti in seno all’organo:

Anticipando alcuni elementi verbale della seduta stessa, che ​è stata ricca di interventi e approfondimenti, vi segnalo in particolare due deliberazioni che sono state adottate:

1) In considerazione degli insopportabili ritardi che si sono verificati quest’anno, abbiamo approvato all’unanimità una mozione sui “Rimborsi per missioni e attività di tutoraggio e attività didattiche integrative” per chiedere all’università un’azione tempestiva. Il testo sarà a breve disponibile sul sito della Consulta ma intanto lo potete trovare qui: Mozione_rimborsi.

2) Prendendo a spunto il problema del numero programmato di cui avrete sentito parlare in questi giorni, e sulla scorta della mozione approvata dal Senato accademico, abbiamo indirizzato alla Ministra Valeria Fedeli e agli organi accademici una mozione intitolata “Il rilancio dell’università pubblica richiede un investimento strutturale in Università e Ricerca”. Ne ha parlato anche La Repubblica domenica scorsa, vedi sotto.

Il testo integrale è disponibile tramite il sito della Consulta.

Buona Festa della Repubblica a tutti!

 

Mozione – Rilancio università pubblica

Standard post by formenti on 2017-05-24
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Il testo della presente mozione, presentato dai rappresentanti degli studenti, è stato approvato all’unanimità (un astenuto) il 23 Maggio 2017 dal Senato accademico dell’Università degli Studi di Milano.

In queste settimane l’Università degli Studi di Milano ha vissuto un importante dibattito interno relativo alla possibilità o meno d’introdurre il numero programmato per alcuni corsi di laurea triennale dell’area umanistica.

Tuttavia riteniamo necessario sottolineare alcuni fattori che hanno determinato questa situazione, i quali sono in ultima istanza in gran parte indipendenti dalla volontà dell’Università degli Studi di Milano e di tutti i suoi organi decisionali.

Questi fattori sono diventati elementi strutturali del sistema universitario italiano, per come si è trasformato dopo l’approvazione della legge 240/2010 (Riforma Gelmini), e generano a cascata consistenti effetti, le cui conseguenze ci troviamo ad affrontare oggi.

In particolare vanno citati il sottofinanziamento cronico che colpisce tutti gli atenei pubblici dal 2008, con la costante diminuzione del FFO (Fondo di finanziamento ordinario); il blocco e/o la riduzione del turnover per il personale docente e amministrativo andato in pensione, che impedisce il ricambio generazionale e favorisce la precarizzazione del lavoro intellettuale; un sistema di valutazione degli Atenei in diversi casi incapace di rispondere alle reali necessità del sistema universitario, che cambia i criteri anno dopo anno e rende difficile una programmazione seria e ponderata delle esigenze dell’offerta didattica.

Crediamo che sia essenziale che questo recente “peccato originale” dell’Università italiana sia superato, in sede accademica e nelle sedi politiche, così da garantire l’accesso ai più alti gradi degli studi, così come costituzionalmente previsto, a fasce sempre più ampie della popolazione, indipendentemente dal reddito e dal censo. Siamo ultimi nell’Unione europea per il rapporto tra laureati e popolazione, e siamo ben lontani dagli obiettivi fissati per il 2020 dall’Unione europea in questo senso. Si tratta di una necessità strategica, prima ancora che questione di buon senso.

Siamo convinti che nessuno che abbia a cuore il destino dell’università pubblica, libera e aperta possa accettare in silenzio l’evoluzione recente del sistema universitario italiano, elemento strategico per il futuro del Paese.

Con la presente mozione chiediamo quindi che l’Università degli Studi di Milano si impegni formalmente a ribadire questa necessità e rappresentare questo disagio in tutte le sedi competenti, trasmettendo, tramite i suoi vertici, la preoccupazione degli studenti, del corpo docente e del personale tecnico-amministrativo, così da contribuire a contrastare l’impoverimento del settore della ricerca e dell’alta formazione.

Nella stampa:

3. Il budget del dottorando

Standard post by formenti on 2017-04-24
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Quando vinciamo il concorso di dottorato ci viene detto (o dovrebbe venirci detto) che, a partire dal secondo anno, per legge abbiamo diritto ad un budget di ricerca pari ad almeno il 10% dell’importo della borsa di dottorato. Purtroppo spesso non ci avvaliamo, o le circostanze non ci consento di avvalerci, di questa opportunità e molto spesso il budget resta sottoutilizzato. Ho scritto allora questa piccola nota sperando che sia d’aiuto per ottimizzare l’accesso a questo nostro diritto.

Da dove deriva il diritto ad un budget?

La fonte originaria della previsione di un budget di ricerca a disposizione dei dottorandi italiani è il Decreto Ministeriale dell’8 febbraio 2013 n. 45 intitolato “Regolamento recante modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato e criteri per la istituzione dei corsi di dottorato da parte degli enti accreditati”.

Qui l’art. 9 dice:

comma 3            A decorrere dal secondo anno a ciascun dottorando è assicurato, in aggiunta alla borsa e nell’ambito delle risorse finanziarie esistenti nel bilancio dei soggetti accreditati a legislazione vigente, un budget per l’attività di ricerca in Italia e all’estero adeguato rispetto alla tipologia di corso e comunque di importo non inferiore al 10% dell’importo della borsa medesima. Se il dottorando non è valutato positivamente ai fini del rinnovo della borsa, ovvero rinuncia ad essa, l’importo non utilizzato resta nella disponibilità dell’istituzione, per gli stessi fini.

comma 5            I principi di cui al presente articolo non si applicano ai borsisti di Stati esteri o beneficiari di sostegno finanziario nell’ambito di specifici programmi di mobilità in relazione a quanto previsto dalla specifica regolamentazione.

Quindi a noi dottorandi spetta un budget minimo del 10% rispetto alla borsa di dottorato. Nel caso dell’Università degli Studi di Milano, dove l’importo della borsa di dottorato è stato elevato a 16.350,00 euro/anno lordi, il budget è stato determinato in 1.650,00 euro/anno.

A chi spetta? Chi paga?

La normativa, come purtroppo spesso accade, non è chiarissima e sembra favorire un’interpretazione secondo la quale il budget spetta esclusivamente ai dottorandi con borsa. Questo fortunatamente non è vero, almeno formalmente, per l’Università degli Studi di Milano. Il nostro Regolamento di dottorato, infatti, dettaglia meglio le varie casistiche:

Art. 20 c. 6            A decorrere dal secondo anno, a ciascun dottorando è assicurato, in aggiunta alla borsa, un budget a copertura dei costi correlati all’espletamento dell’attività di ricerca in Italia e all’estero, di importo non inferiore al dieci per cento del valore della quota base della borsa. Ai dottorandi che usufruiscono di borse messe a disposizione da università ed enti di ricerca che concorrono al corso di dottorato ovvero da enti esterni, il budget è assicurato dagli stessi finanziatori delle borse. Gli oneri relativi al budget da assicurare a ciascun dottorando privo di borsa gravano sui fondi di ricerca di pertinenza dei componenti del Collegio dei docenti. Qualora il dottorando decada ovvero rinunci alla borsa, il budget finanziato su fondi di bilancio, non utilizzato, rientra nella disponibilità dell’Ateneo, per gli stessi fini.

Il nostro regolamento è quindi molto chiaro e dice che il budget spetta a tutti i dottorandi, indipendentemente da chi eroga la borsa o dall’effettiva presenza di una borsa. In particolare, ad “assicurare a ciascun dottorando privo di borsa” il budget devono essere i membri del collegio docenti sui propri fondi di ricerca. Il budget cui si fa riferimento è lo stesso dei dottorandi con borsa, quindi i docenti per i quali di dottorandi senza borsa lavorano devono assicurargli un budget di almeno 1650,00 al mese, nessuno escluso.

All’art. 20 c. 6 si precisa inoltre che il budget deve essere comunque speso per quelle finalità, pertanto in caso di eccedenze dovute a rinuncia al dottorato, le stesse possono essere distribuite tra gli altri dottorandi.

Dunque, chi paga? Nel caso delle classiche borse ministeriali, l’università. In particolare, spetta al Consiglio d’amministrazione e al Senato accademico decidere di volta in volta quante borse di dottorato mettere a bando. E quindi viene inclusa nel calcolo economico anche la spesa previsionale del budget per ciascun dottorando. Nel caso di borse esterne invece il nostro regolamento dice (vedi anche il precedente art. 20 c. 6):

Art. 5 c. 2            Nel caso di apporti da parte di enti esterni, il finanziamento messo a disposizione deve coprire anche i contributi per l’iscrizione e la frequenza al dottorato, come indicati all’art. 19, la maggiorazione della borsa per soggiorni all’estero e il budget a copertura dei costi di ricerca di cui all’art. 20.

Sono dunque gli stessi enti esterni a doverci garantire il budget. Quindi la scusa che non ci sono soldi non può essere addotta perché qualsiasi ente esterno ha già pagato, oltre alla borsa, anche la maggiorazione per l’estero e il budget.

Lo stesso vale per i dottorati in convenzione:

Art. 6 c. 2            I soggetti convenzionati, in linea di principio in numero non superiore a quattro, devono, ciascuno, impegnarsi ad assicurare l’attivazione dei cicli di dottorato per almeno un triennio e garantire, per ogni ciclo di dottorato, il finanziamento di almeno tre borse di studio, compreso il costo per l’eventuale soggiorno all’estero e il budget per l’attività di ricerca di cui all’art. 20. La presenza nel Collegio dei docenti di personale appartenente agli enti convenzionati deve essere contenuta nei limiti stabiliti dal Consiglio di amministrazione, sentito il Senato accademico.

Quindi ogni università o ente di ricerca che porta in dote alla convenzione una borsa di dottorato deve pagare anche gli oneri relativi, compreso il budget per il dottorando.

Ad ulteriore chiarimento segnalo che il budget deve essere disponibile su richiesta, previa autorizzazione del coordinatore e dietro presentazione delle pezze giustificative delle spese sostenute. La richiesta si può fare a partire dal 2° anno e fino alla fine del terzo:

Art. 23 c. 12           Su richiesta motivata del Collegio dei docenti, il Rettore può concedere una proroga di sei o dodici mesi al dottorando che, per comprovati motivi, non sia stato in grado di presentare la tesi entro il termine previsto, ovvero quando sussistano esigenze di approfondimento delle ricerche finalizzate alla stesura della tesi medesima. In tal caso, il dottorando è ammesso all’esame finale nell’anno successivo, sempre previo parere del Collegio dei docenti e a seguito della valutazione positiva della tesi. La proroga è incompatibile con l’erogazione della borsa di studio e del budget di ricerca di cui al comma 6 dell’art. 20. Non possono ottenere la proroga i dottorandi che hanno usufruito della sospensione della frequenza del dottorato contemplata dall’art. 22. Durante il periodo di proroga, il dottorando è tenuto ad adempiere agli obblighi richiesti in materia di contributi, come previsti dal Consiglio di amministrazione.

Giova, da ultimo, far presente che i budget del 2° e 3° anno possono – volendo – essere cumulati.

 

p. s. almeno in Unimi, non vi è una “prescrizione” precisa sul come debbano essere usati i fondi. Di solito è una “contrattazione” con il proprio supervisore e il coordinatore del dottorato. Nei fatti sicuramente possono essere usati per le spese di soggiorno/vitto/viaggio nei periodi all’estero, per partecipare ai convegni e per le relative spese vive. In alcuni casi anche per l’acquisto di PC (ma è sconsigliabile perché poi dovrebbero restare di proprietà dell’università). Non dovrebbero invece essere usati per l’attività di ricerca vera e propria (es. acquisto di consumables), a quello deve provvedere il laboratorio!


La questione della mobilità assume, oggi che Milano sta diventando una realtà sempre più dinamica, un rilievo cruciale.

E’ una questione di efficienza del trasporto pubblico, di salute pubblica e di sostenibilità come testimonia anche il fatto che che le deleghe alla mobilità e all’ambiente siano state accorpate.

Milano sta facendo il massimo che si può in questa direzione? Stanno le università contribuendo adeguatamente?

Si può fare di più? La risposta secondo me è assolutamente sì.

Spesso si dice che il costo dei trasporti a Milano è già molto contenuto rispetto al resto d’Europa (es. Francia: 30 euro/mese, Svezia: 58 euro/mese). Tuttavia è molto difficile fare comparazioni precise, perché molto dipende dal costo pesato della vita e dal livello del sistema di welfare del paese con cui ci si confronta.

A voler essere venali, gli studenti universitari sono una grande risorsa economica per la città. Pagano le tasse universitarie, comprano, consumano, vivono. Perché scelgono di vivere in una città piuttosto che in un’altra? Perché Londra (pre-Brexit)? Perché Barcellona? Per la qualità della vita e i servizi che la città le offre. Un vecchio concetto politologico parla di “voto con i piedi”. Si vota con i piedi un’amministrazione locale cambiando città. Gli studenti universitari sono i primi a farlo, volando – letteralmente – nel posto che pensano sia migliore per loro!

Poiché il tempo è tiranno vi vorrei parlare specificatamente di una proposta che voglio portare avanti insieme alla mia categoria, quella dei dottorandi, e ad alcune categorie assimilabili di precari ovvero gli assegnisti, i precari della ricerca e i precari dell’università. Persone il cui ruolo è fondamentale nel coadiuvare le attività delle nostre grandi università milanesi. Complessivamente parliamo di davvero tanti lavoratori, affacciati in quella fase di transizione (si spera) tra studio e posto (più o meno) fisso.

Almeno fino all’anno scorso, il Comune di Milano aveva messo in piedi un’iniziativa “Milano Viaggia Con Te” che destinava risorse ai precari milanesi per abbonamenti gratuiti. Il finanziamento si è ridotto via via negli anni fino ad assommare a soli 60.000 euro nel 2016.

Tuttavia io non penso ci sia bisogno di pochi abbonamenti gratuiti. Noi abbiamo bisogno di incentivare seriamente l’uso dei mezzi pubblici per tutti i lavoratori e i ricercatori precari sono una categoria che potrebbe davvero beneficiarne, aumentando il numero di abbonamenti che vengono venduti e usati. In questo anche le università dovrebbero contribuire. E in ogni caso pare che quest’anno “Milano Viaggia Con Te” non si farà più!

Questi incentivi non riguardano solo gli abbonamenti. Anche il car sharing, il car pooling, l’uso delle biciclette – e l’aumento delle piste ciclabili – fanno parte di importanti politiche in questa direzione. Sapevate ad esempio che diverse università in Belgio rimborsano completamente i costi di trasporto per i dipendenti compresi dottorandi e assegnisti? Addirittura li pagano per il numero di chilometri che fanno in bici ogni giorno per venire in università e tornare a casa (25 cent/km)!

Io penso che questa idea progressista, egualitarista, ecologica e redistributiva risponda bene alla filosofia di SinistraxMilano. E’ un’idea che per essere messa in pratica probabilmente dovrebbe coinvolgere non solo l’Assessorato alla Mobilità e all’ambiente di Marco Granelli e le università ma anche quello alla Scuola della Vicesindaco Anna Scavuzzo e, perché no in fondo siamo tra i principali produttori di cultura della città, l’Assessorato alla Cultura di Filippo Del Corno. Sono aperto a tutte le vostre suggestioni in merito, grazie.

 


Ieri il Consiglio di Amministrazione della nostra università ha fatto seguito al contenuto della Legge di Stabilità 2016 esonerando dal pagamento delle tasse a favore dell’università tutti i suoi studenti di dottorato senza borsa di studio.
 
I dottorandi senza borsa Unimi che fino a oggi versavano ogni anno 980,00 euro di contributi d’iscrizione d’ora in avanti a partire dall’AA 2017/2018 verranno d’ora in avanti trattati esattamente come i dottorandi borsisti e pagheranno i soli 166,29 euro previsti per il diritto allo studio, il premio di assicurazione (doppia per gli iscritti all’ultimo anno) e l’imposta di bollo. La regola è valida anche per chi ha già iniziato il dottorato.
L’articolo di Repubblica:
Gratuità a tutti i dottorandi senza borsa di studio
 
[…] Aboliti poi i contributi universitari per i dottorandi senza borsa di studio. Per la prima volta, infatti, i possessori di un dottorato di ricerca senza finanziamenti da parte dell’ateneo non dovranno sborsare i circa 700 euro di contributi annuali. Un paradosso in vigore nella stragrande maggioranza delle università italiane, che impongono un pagamento per figure che – di fatto – lavorano come ricercatori all’interno degli atenei. La Statale ha centinaia di dottorandi senza borsa ed è una delle prime università in Italia che ha praticamente azzerato gli oneri per loro. “Una vittoria storica per noi – dice Giulio Formenti, rappresentante dei dottorandi in Senato accademico – che per la prima volta riavvicina quelli di noi senza borsa a quelli con la borsa di studio. Siamo contenti, ma non vogliamo certo che i senza borsa vengano aumentati, anzi”.
http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/03/29/news/universita_milano_statale_tasse-161687276/

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